Brionvega Algol 11, il televisore vintage del futuro

Qualche sera fa, ho avuto un incontro, piacevolissimo, che mi ha aperto di nuovo spazi del design che a volte rimangono lontani nella memoria, se non si vanno a ricercare o se non ti si parano davanti inaspettatamente come mi è capitato con Algol 11, “IL” televisore portatile di Brionvega.

 

Era in una vetrina, in un angolo defilato di un locale nel cuore di Milano. Sembrava messo lì con la cura  e l’attenzione che si riservano alle opere d’arte, e in un certo senso Algol 11 lo è, o perlomeno è sicuramente un pezzo di storia del design italiano.

 

Non un semplice televisore, non un oggetto qualunque: Algol è stato un precursore, una vera e propria innovazione nel campo del design e della tecnologia Oppblåsbare Spill , che ha segnato un passo in avanti mai compiuto prima, introducendo l’idea di “portabilità” applicata ad un televisore.

I suoi designer, Marco Zanuso e Richard Sapper, hanno unito il loro gusto, la loro sensibilità e la loro intelligenza per creare un oggetto che interpretasse il cambiamento che il paese stava attraversando: era il 1964, e il boom economico aveva lanciato l’Italia in un momento storico senza precedenti, in cui l’innovazione era forza e tutte le migliori energie del paese erano concentrate per produrre beni materiali di cui ancora adesso si percepisce il grande impatto che sono riusciti ad avere non solo in Italia, ma nel mondo intero.

Algol 11 ha avuto una grande responsabilità, quella di inaugurare un’era senza precedenti, come hanno detto i suoi disegnatori: “Precedenti non ce n’erano quindi bisognava cominciare letteralmente da zero”. La grande innovazione è stata immaginare nuove posizioni e prospettive da cui guardare nello schermo. Da qui l’idea di inclinarlo verso l’alto, in modo da permetterne una giusta visuale anche se messo sul pavimento.

E se il design prende ad esempio la realtà per esprimersi al meglio, l’immagine che Zanuso stesso ha legato ad Algol è quella di un cagnolino col muso rivolto verso l’alto.

Incredibilmente contemporaneo e ed eccezionalmente attraente ancora oggi, Algol 11 è un oggetto che vorrei a tutti i costi avere: proposto in diverse varianti colore, oltre ad essere strumento attraverso cui usufruire di un servizio è LUI stesso un PICCOLO grande mezzo d’espressione, vivace, colorato, con una fortissima personalità che non può lasciare indifferenti.

Di seguito un video in cui mi sono imbattuta, in giapponese, a conferma della fama e del rispetto  goduto da Algol 11, a livello internazionale.

The Algol television set

Con i suoi numerosi riconoscimenti mondiali, apprezzamenti e premi, Algol 11 ha guadagnato di diritto il suo posto d’onore nella selezione di oggetti d’arte e di design ospitata in modo permanente al MoMa di New York.

Knit Stool, lo Sgabello in Lana Lavorata a Maglia di Claire-Anne O’Brien

Con tutta la voglia di caldo, di tepore che si avverte in questi giorni di freddo pungente, i giorni in cui l’inverno s’impenna e punta al cielo i picchi più alti di gelo, quale consolazione (della vista, del tatto e del mood) ritornare a casa e sapere di ritrovare dei “lanosissimi” sgabelli accoglienti che sciolgono alla sola vista tutto l’intirizzimento che ci trasciniamo in casa?

L’avrà pensata più meno in questo modo Claire-Anne O’Brien, designer-artista-artigiana “made in Ireland”, quando ha realizzato con grande ironia e gusto il rivestimento dei suoi sgabelli: ispirandosi ai vari modi di lavorare la maglia, li ha realizzati in “maiuscolo“, restituendo un effetto macroscopico, dei più comuni punti a maglia.

Sono sgabelli originalissimi, colorati e, mi viene da dire, con una forte personalità: li vedo più come dei protagonisti che non delle comparse. Non subordinati all’arredamento, ma autonomi e indipendenti, perfettamente a loro agio sia in ambienti contemporanei, che vintage-chic.

Allo stesso tempo ricercati e semplicissimi, binomio intrigante e sempre vincente, anche in questo caso.

Legno e lana, dunque: due materie (quasi) prime, che viviamo nel quotidiano in mille interpretazioni e che l’estro di artisti e designers non finirà mai di restituirci in forme nuove e accattivanti…questo è quello che mi piace del design: il piacere che provo ad apprezzare il bello attraverso l’intelligenza e la sensibilità di chi non vede i limiti.

La Kettle di Sori Yanagi

Amo il Giappone. Ho vissuto nel Paese del Sol Levante per tre anni, lo amavo già prima di andarci a vivere e lo amo forse ancora di più adesso che non ci vivo più.

E’ un amore circolare, ampio, che abbraccia tanti aspetti della vita giapponese, e non ultimo include un sentimento di gratitudine, per avermi insegnato ad osservare e a rispettare i piccoli gesti, quelli misurati, precisi, chirurgici legati ai riti.

Amo la ritualità giapponese. E il gesto rituale esemplare per me è quello legato al quotidiano rito del . Non bisogna avere fretta, in Giappone, di fronte ad una tazza di tè fumante. Quando decidi che hai il tempo per sederti sul tatami, con i piedi al caldo sotto il kotatsu, tutti i gesti che precedono, accompagnano e seguono il momento in cui sorseggi il tè, non sono casuali, ma semplicemente appropriati.

Protagonista di questo rituale è il bollitore dell’acqua. Per questo non mi meraviglia che un designer del prestigio e della raffinatezza di Sori Yanagi abbia reso omaggio, con il suo ingegno e il suo gusto, ad uno strumento così centrale della vita giapponese.

La sua Kettle è elegantissima, semplicissima, dalle linee morbide e discrete, tanto da passare quasi inosservata, se non a chi sa leggerne la solidità e la perseveranza della tradizione e della cultura giapponese.

Tutto questo non si vede nell’esteriorità dell’oggetto: lo si direbbe addirittura banale, anonimo, per quanto è semplice. Il suo fascino, la sua attrattiva è proprio nel grande potere evocativo che riesce a scatenare. 

Oltre a questa grande attrazione che riesce ad esercitare su di me (legata molto ad un’associazione di ricordi e di sensazioni fortissime “made in Japan“), la Kettle è oggettivamente un prodotto di altissima qualità. E’ realizzata interamente a mano, nella zona di Niigata, famosa per essere specializzata nella produzione artigianale di oggetti in acciaio inossidabile.

E’ un prodotto che ha spopolato in Giappone (disegnata nel 1994), tanto che ne vengono acquistate più di mezzo milione all’anno ed ha ottenuto nel 1998 il Good Design Award, come miglior oggetto di design e funzionalità.

Una frase di Sori Yanagi traduce in modo esemplare l’essenza della sua produzione: “La vera bellezza non viene creata, ma nasce spontaneamente”, e lui è stato in grado di esaltarla.

Sori Yanagi è mancato il 25 dicembre del 2011, all’età di 96 anni, ma la sua produzione è culto e vivrà a testimonianza della semplicità artistica del suo maestro.

Vidun, la Grande Vite di Vico Magistretti

E’ dall’osservazione delle piccole cose semplici che nascono le grandi idee, quelle che durano nel tempo, che vengono scritte negli annali, che sopravvivono alle mode. Così, dall’osservazione ragionata di una vite, il pragmatico Vico Magistretti ha partorito Vidun, “grande vite” in milanese, per l’appunto.

Il concetto è quasi elementare: sfruttare la conversione del moto circolare in moto lineare propria della vite e applicarlo al design di un tavolo la cui altezza può variare in base alle esigenze e alle situazioni (da un minimo di 63 cm ad un massimo di 80 cm).

Mi piacciono i design trasformisti, che cambiano, anche di poco, la loro dimensione e Vidun entra con tutti gli onori nella mia personale e ideale cerchia di oggetti che arredano con fantasia e dinamismo.

Di base è una grande vite montata su un tre piedi in legno di faggio, con un sostegno nella parte superiore su cui viene poggiato il ripiano, rigorosamente in vetro, in modo che si possa ammirare l’essenza di questo tavolo, la sua base. Questo semplice accostamento di idee, fa di Vidun un elemento versatile: a seconda delle esigenze il ripiano può essere rotondo o rettangolare (se poggiato su due basi) e alto o basso a seconda che lo si pensi come tavolino basso da caffè, tavolo da pranzo o scrivania da studio.

Anche nei colori è “semplicemente” accattivante: nelle versioni monocromatiche in faggio naturale, nero e bianco, e nelle versioni a colori verde/viola/ turchese e giallo/rosso/becco d’oca.

Un design che ha superato abbondantemente e con successo il ventennio: è stato ideato nel 1987,  e compete ancora ad altissimi livelli di avanguardia e di appeal tra i pezzi di design d’arredo contemporaneo.

Vidun è prodotto da  De Padova, azienda leader del settore e ulteriore garanzia di qualità e ingegno.

E per chi già lo possiede o per quelli che si vorranno far tentare, buon giro di vite!

Le Nuage, di Wout Wessemius, lampada tra le Nuvole.

Delle nuvole mi piace tutto.

La loro consistenza: in realtà solo immaginata, ma terribilmente attraente; la loro condizione: totale libertà di movimento, di espressione; la loro conoscenza del mondo, il loro essere viaggiatrici e testimoni del tempo passato, presente e futuro.

Tutto ciò che “sa” di nuvole mi piace: ogni allusione ad esse, ogni richiamo, ogni teoria che le tiri in mezzo. Ogni film che abbia le nuvole nel titolo, ogni canzone che alle nuvole si sia ispirata…

E come non potrebbe piacermi tantissimo Le Nuage, la lampada a forma di nuvola, ideata e realizzata da Wout Wessemius?

Nuvole in viaggio (per citare un film “nuvoloso”…) che pendono dal soffitto, adatte a tutti gli ambienti: per i salotti alternativi di chi ama lasciarsi tentare dalla fantasia, per le camere da letto di chi ama far naufragare i propri sogni su morbide isole galleggianti.

Ideale anche per essere sospesa su spazi creativi, come atelier di moda e studi di design, Le Nuage è realizzata in poliestere e ovatta di poliestere, all’interno la luce viene emessa da una lampadina a risparmio energetico mascherata da un guscio in plastica studiato per diffondere la luce in modo non omogeneo che crea speciali effetti di luce. La luce viene diffusa come se dietro la nuvola si nascondesse il sole.

La lunghezza può andare dai 50 ai 100 cm e la forma variare a seconda della fantasia e delle esigenze di chi le richiede. Per questo motivo Le Nuage sono pezzi unici, personalizzabili, da concordare con il designer.

Oggetto di culto per gli amanti dell’idea di inafferrabile e di creatività che viaggia con le nuvole.

A Qualcuno Piace Lounge Chair, Intramontabile Icona di Charles Eames.

Un regalo di classe, tra persone di classe; lì, dove la classe non è acqua, ma solidità, equilibrio, eleganza e stile.

La poltrona che ha segnato il passo del design moderno, l’icona del gusto moderno, del “viver bene” americano, nasce come regalo dei designers Charles & Ray Eames per il loro amico Billy Wilder, l’indimenticabile regista americano di “A qualcuno piace caldo”, solo per citare uno dei suoi grandi successi.

Un design vincente, innovativo per il tempo in cui nacque, ed eterno classico ancora oggi, che continua ad essere prodotta dopo più di 1/2 secolo, perché continua ad incontrare i gusti di intenditori, i “palati” raffinati e ricercati di chi riconosce che al gusto estetico sia sempre e doveroso abbinare anche il massimo comfort.

 

Spesso viene sacrificata la comodità, il comfort per la  bellezza esteriore, per l’apparenza: se bella vuoi apparire, un po’ devi soffrire (recita in tutte le lingue e i dialetti del mondo un antico adagio…).

I primi del Novecento le donne si sacrificavano in corsetti minimali, che andavano contro i principi base della fisica, pur di restituire agli occhi di chi le guardava, un’immagine di perfezione.

Questo non vale per LEI, per la Signora delle poltrone, modello e icona della perfezione delle forme e delle proporzioni.

Anche Lounge Chair è contenuta da un busto, un guscio solido (tre compensati incurvati), che ne regge e delinea le forme, ma l’apparente rigidità è solo una questione esterna, perché il suo interno è accogliente e morbido, avvolgente come un abbraccio.

Lounge Chair è stata studiata rispettando precisi criteri ergonomici, inclinata di 15 gradi rispetto al poggiapiedi, Ottoman, naturale proseguimento della sua linea elegante e perfetta, permette ai muscoli lombari di rilassarsi e distendersi.

 

Pensata per occupare uno spazio ben definito, uno spazio dedicato, che si addica al suo status di simbolo della borghesia rampante americana, Lounge Chair è l’incontro tra il razionalismo delle forme e il comfort di una vita agiata, mondana, esclusiva.

Lounge Chair entra in produzione nel 1956, grazie alla stretta collaborazione tra Charles Eames, sua moglie Ray e l’azienda Herman Miller.

Lounge Chair e il suo fedele Ottoman sono ancora in produzione. Tenendo fede alle premesse che ne hanno decretato il grande successo, negli anni Lounge Chair è andata incontro alle esigenze dei consumatori ed è per questo che sono state riviste le proporzioni per poterla adattare anche alle persone di statura più alta e i materiali che vengono utilizzati adesso sono “Earth-Friendly”, come ci racconta l’azienda Herman Miller sul suo sito.

 

Viene inoltre prodotta in varianti colore, meglio adattabili all’estro e alle declinazioni di vari ed eterogenei salotti.

Insomma, ancora e sempre attuale.

Ci sono certi sodalizi che sono infrangibili, eterni, semplicemente perfetti. 

Sì, perchè a volte, la perfezione esiste ed è anche bellissima e per niente noiosa.

Lounge Chair & Ottoman sono attualmente prodotti anche da Vitra.

 

2012, Pantone ha deciso: Tangerine Tango 17-1463

“Sofisticato, ma allo stesso tempo drammatico e seducente, Tangerine Tango è un colore arancio con una grande profondità”, così si è espressa Leatrice Eiseman direttrice esecutiva del Pantone Color Institute® per lanciare anche quest’anno il colore sovrano per chi la moda la segue e dello stile ne fa una questione di principio.

Ed ecco che la provocazione e il gioco legati ormai da anni a Pantone e al colore di moda per l’anno a venire, sono cominciati e, proprio alle porte del Natale, aggiungerei, per togliere le castagne dal fuoco a chi non sapesse di che colore regalare l’accessorio, o il cappotto o la poltrona per finire di arredare il salotto… il problema è risolto: sarà in Tangerine Tango, il colore del 2012.

“Ispirato alle luminosità del tramonto, Tangerine Tango fonde la vivacità e l’esuberanza del rosso con la familiarità e il tepore del giallo, creando una tonalità magnetica, che si fa notare e che emana calore ed energia”, continuano così le efficaci e persuasive parole di presentazione del Tangerine Tango.

Pantone è un brand, il brand di un’azienda che è sinonimo di tendenza, di contemporaneità. Tutte le aziende con anima affine, che credono nel grande potere energetico ed energizzante legato ai colori, aspettano ai blocchi di partenza che venga emesso il verdetto che sdogana il colore sovrano dell’anno in tutti i campi dal fashion al design, passando per il make-up e gli accessori per la casa.

L’arancio ha avuto sempre maggiore considerazione negli ultimi anni; ha iniziato a vestire la quotidianità, ad interpretare il carattere e l’umore di chi lo indossa e lo sceglie come elemento decorativo in casa.

Il Tangerine Tango è una tonalità più intensa e profonda, più calda e seducente di un comune “arancione”, e sicuramente il suo nome, così esotico e accattivante, aiuterà a decretarne il successo e la visibilità.

E a noi piace, perché è un colore che si presta a tutte le declinazioni, a tutte le stagioni e sarà bello vederlo vibrare per le strade e nelle case, mentre rilascia  tutta la calda energia che lo caratterizza.

Non ci resta che prepararci a farci investire da questa inebriante onda color rosso-arancio e liberare la nostra fantasia assecondando i suggerimenti che l’estro di designer e stitilisti ci proporanno con questo colore.

 

Supporto per iPhone e iPad da vero nerd: Megane

Ancora oggi il termine “nerd” rimanda alla mente l’immagine di un ragazzino esile con il viso sormontato da un bel paio di occhialoni con la montatura grossolanamente riparata dallo scotch. Ecco, forse è questo quello che hanno pensato alla Nendo (studio di Design giapponese con base a Tokyo) quando hanno realizzato questa idea.

Megane (che in giapponese vuol dire appunto “occhiali”) è un supporto, o stand, per iPhone o iPad (anche se ritengo che il suo utilizzo possa facilmente essere esteso a vari celluari e tablet in genere). L’oggetto si presenta come un normalissimo paio di occhiali che al posto delle lenti utilizza due ventose che vanno ad attaccarsi alla parte posteriore del telefono o del tablet. Le stanghette una volta aperte, poggiano sul piano garantendo il sostengno sia in verticale che in orizzontale.

Megane è disponibile in due dimensioni: una, piccola, per iPhone mentre l’altra, più grande, per fornire il giusto supporto ai ben più pesanti iPad. La gamma di colori a disposizione poi è abbastanza varia da accontentare tutti. Anche i nerd.

Little Printer: la stampante Social

In un era in cui qualunque aspetto della nostra vita si appresta ad un evoluzione digitale, esistono delle piccole eccezioni in cui si registra una decisa inversione di tendenza. Prendete ad esempio Little Printer, questa “piccola stampante” dal look semplicistico e leggermente retrò. Ad una prima occhiata potrebbe sembrare un oggetto appartenente agli anni ’80 ed invece è espressione di design, web social e la più recente tecnologia mobile.

Che cos’è?

Little Printer è un prodotto di BERG, un design studio londinese, e si presenta appunto come una mini stampante termica (leggi: niente inchiostro) a forma di cubo i cui spigoli ad occhio non superano i 10 cm. Sulla facciata frontale presenta una finestra che mostra il contenuto stampato prima di essere estratto e che in fase di “idle” (cioè di attesa) mostra una simpatica faccina sorridente e stilizzata la cui pettinatura, giusto per rimarcare il suo aspetto retrò, non è propriamente moderna På lager.

Dopo questa breve introduzione estetica parliamo del suo cuore tecnologico, ed è qui che Little Printer esprime tutto il suo potenziale geek-chic: anzitutto la Piccola Stampante si comanda con lo smartphone (iPhone o Android): da qui si possono configurare le notizie che si vogliono ricevere, a degli orari stabiliti, oppure inviare messaggi ad altri possessori della stampante, tramite una sistema social.

Volete ricevere e stampare i titoli delle ultime notizie in modo da poterli leggere velocemente durante la colazione? Volete stamparvi il sudoku del giorno per il tragitto in tram da casa al lavoro? Volete stamparmi una lista della spesa per una veloce scappata al supermercato? Niente di più facile, concetto sottolineato pure dal video di presentazione che non necessita neppure di una parola di commento per spiegarne il funzionamento.

Ora,  a questo punto non saprei dire se questo ritorno alla “carta stampata” sia obsoleto e inutile, o se magari ci troviamo di fronte all’anello mancante tra le possibilità del web / digitale e la praticità concreta degli appunti. Certo è che Little Printer è davvero cool.

Unico problema: se lo volete dovrete aspettare ancora qualche mese. Le prevendite apriranno infatti solo nel 2012.

Ulteriori info sul sito ufficiale.